Felicita’. Primo studio

ideato e interpretato da Lucia Franchi e Luca Ricci
e con Mirco Ferrara e Federica Festa (poi Francesca Amati)
regia di Luca Ricci

ispirato dai testi di Claudio Foschini, Massimo Bartoletti Stella e Vincenzo Rabito conservati presso l’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano (Ar)
(l’autobiografia di Rabito è pubblicata da Einaudi col titolo “Terra Matta”)

a production by CapoTrave
con il contributo di Regione Toscana, Teatro Libero di Palermo, Provincia di Arezzo, Comune di Pieve Santo Stefano (Ar), Rete Teatrale Aretina.

Esiste – per noi – uno stato dell’animo da chiamarsi felicità? Ci guida la paura di Montale a chiamarla per nome, per non vedersela sfuggire tra le case, come i palloni ai bambini. Poi, ci sono i sogni che facciamo ogni notte, i ricordi che assomigliano ai sogni, i nostri desideri: Luca che vede la Madonna del Parto di Piero della Francesca trasformarsi in Madonna dei Diari, i nonni contadini di Lucia, Mirco e il suo combattimento da karateka contro la realtà che non può cambiare .Infine, le storie dell’Archivio Diaristico Nazionale, che sta sotto il nostro teatro. In dieci anni abbiamo letto quasi quattromila vite di persone. L’una accanto all’altra sono una ricchezza che abbiamo voglia di raccontare: certe cronache autobiografiche indicano come la felicità si raggiunga e perda. Ne restano dei frammenti.
Abbiamo scelto tre racconti: un borgataro romano, scassinatore di appartamenti, a cui le macchine dell’autostrada per Napoli restituiscono il sapore della libertà perduta; un contadino siciliano alla Grande Guerra che ride quando ha “manciare e butane”; un adolescente romagnolo che al buio di un cinema di parrocchia, di nascosto, stringe tra le sue le mani di una “ragazzina dai capelli rossi”.
Lo spettacolo ha vinto il primo premio alla selezione per giovani artisti del Teatro Libero di Palermo, Teatro Stabile d’Innovazione della Sicilia.

Debutto: Palermo, Teatro Libero, 25.11.2003

“Un vivace e delizioso inno alla vita (…) capace di raccontare la molteplicità di riflessi e sfaccettature che dividono il tangibile mondo naturale dal presunto e auspicabile «regno della grazia»”. (Christian Chiaruzzi, Giornale di Sicilia, 27.11.2003)

“Notevole la capacità di creare un incessante e vario movimento scenico, di inventarsi un’inesistente scenografia che vive e pulsa di semplici oggetti usati con estro e fantasia, dalla caffettiera che penzola su un fuoco di fortuna, ai modellini di macchine, dalle scatole di scarpe, al globo terrestre di gomma, dalle corde per i mitici salti dell’infanzia perduta, a nude sedie su cui depositare nascenti sogni d’amore” (Agata Motta, La Sicilia, 29.11.2003)