Bandiera

www.laplatea.it6 ottobre 2026

Con “Bandiera”, la storica compagnia CapoTrave (guidata da Lucia Franchi e Luca Ricci, questi ultimi anche direttori del Kilowatt Festival) propone una commedia politica e surreale che affronta con coraggio, arguzia e un pizzico di magia la paralisi etica ed economica del nostro tempo. L’azione parte da una situazione ad altissima tensione claustrofobica: un giovane uomo fatto di ombre e mistero, interpretato dal bravissimo Giancarlo Commare si introduce nell’abitazione del Primo Ministro. In casa si trovano solo la moglie del politico, Antonella Attili e la governante di origini lettoni, Ania Rizzi Bogdan. Quella che all’apparenza sembra un’aggressione o un tentativo di sequestro da cronaca nera prende rapidamente una piega del tutto inaspettata. La drammaturgia firmata da Franchi e Ricci scardina le dinamiche del home invasion tradizionale per trasformare l’appartamento istituzionale in un ring filosofico e satirico. Il giovane intruso porta con sé un’istanza utopica e radicale: l’azzeramento dei debiti per tutti e il superamento delle storture di un sistema capitalistico arrivato al suo capolinea. Il tutto è costruito intorno alla scenografia di Rosita Vallefuoco, azzeccatissima, poiché cuce uno spazio sospeso, attraverso la realizzazione di un’isola cucina intorno alla quale i personaggi ruotano e si trasformano e creano un immaginario di fantasie e deliri che si incastra benissimo con gli oggetti di scena. I fuochi accesi realmente in scena e il fumo che esce dalla padella enfatizzato dal nero che sovrasta e dal gioco di luce, enfatizza l’odore della pietanza che si cuoce insieme al pubblico e che diventerà protagonista (non solo nell’azzeccato titolo). Ci viene in mente l’idea i Artaud su: “La messa in scena che deve colpire i sensi dello spettatore attraverso luci intense, suoni violenti, grida, ritmi percussivi e gesti simbolici”. C’è quella tensione che sale nello spettatore, tipica dell’attivazione plurisensoriale, che lo tiene ritto sulla sedia, senza mollare la presa sui dialoghi che costruiscono un equilibrio tra satira politica, registro brillante e atmosfere quasi fiabesche. Antonella Attili regala una prova attoriale di grande maturità e presenza scenica, incarnando la complessità di una donna di potere che si trova improvvisamente smascherata e costretta a fare i conti con l’ipocrisia delle proprie certezze. Giancarlo Commare convince pienamente nel ruolo del provocatore ideale: un personaggio ambiguo, in bilico tra la figura dell’attivista visionario e quella di un moderno giullare/mago politicamente scorretto. Seppure, tra tutti, ci siamo completamente innamorati di Ania Rizzi Bogdan, che interpreta il personaggio giusto, quello perfetto perché lo spettacolo viri verso un equilibrio dinamico, regalando un punto di vista laterale, concreto e disincantato, quello della governante, indispensabile per connettere la grande politica alla realtà quotidiana. C’è poi un’importante riflessione politica, che non risolve, ma ci lascia con una serie di punti interrogativi aperti, insoluti. “Bandiera” non si limita a denunciare le ingiustizie e la sensazione di rassegnazione che caratterizzano il presente, ma prova a fare un passo in avanti: invita a immaginare nuovamente il futuro, seppure il finale perplime per la resa, apparente; è attraverso il paradosso e la comicità che Franchi e Ricci confezionano un’opera civile e profondamente contemporanea, capace di far riflettere invece  sulla possibilità di non rassegnarsi e di tornare, finalmente, a sognare un’alternativa. In “Bandiera” si  trasforma l’oggetto simbolico per eccellenza in un dispositivo di indagine critica, psicologica e sociale. La bandiera smette di essere un semplice drappo di stoffa o un contrassegno istituzionale per diventare una matrice di senso e di conflitto. L’opera esplora il bisogno umano primario di appartenere a qualcosa di più grande del singolo individuo. Raccogliersi sotto una bandiera risponde alla ricerca di un riparo, di una casa ideale e di una comunità di intenti, seppure il  simbolo diventa un contenitore vuoto in cui ognuno proietta i propri bisogni di riscatto, di giustizia o di protezione, fino addirittura a prendere il nome di una pietanza. La domanda cruciale che lo spettacolo rivolge allo spettatore non è quale bandiera scegliere, ma se siamo ancora capaci di credere in qualcosa insieme e a quale prezzo siamo disposti a difenderlo.

www.vigolettatoblog.it28 settembre 2026

Una motosega, una peperonata sul fuoco e una scatola che potrebbe contenere il destino dell’umanità. Sono gli ingredienti volutamente incongrui da cui prende forma “Bandiera”, il nuovo spettacolo di Lucia Franchi e Luca Ricci, diretto dallo stesso Ricci e interpretato da Antonella Attili, Giancarlo Commare e Ania Rizzi Bogdan. Dopo essere stato presentato in forma di studio al Kilowatt Festival e nelle successive anteprime, lo spettacolo arriva allo Spazio Rossellini di Roma prima del debutto nazionale previsto il 10 ottobre a Firenze, nell’ambito di Fabbrica Europa.

La situazione iniziale sembra promettere tutt’altro genere di racconto. Un giovane uomo irrompe, motosega alla mano, nella casa del primo ministro, dove trova la moglie del politico e la sua governante lettone. Potrebbe essere l’inizio di un sequestro, di un gesto terroristico o di una storia di violenza politica. Ben presto, però, la minaccia prende una piega surreale e quello che sembrava un aggressore si rivela il goffo emissario di un progetto molto più ambizioso: offrire all’umanità la possibilità di modificare radicalmente il proprio destino.

Perché ciò accada, le due donne devono riuscire a trovare un accordo su un nuovo modello di società, partendo dall’ipotesi di una cancellazione generale dei debiti. Ed è proprio nell’incontro fra un’idea enorme e una dimensione estremamente quotidiana che “Bandiera” trova la sua cifra più riuscita. Mentre si discute di capitalismo, proprietà, sfruttamento e concentrazione della ricchezza, in cucina continua a cuocere la peperonata. L’utopia non arriva accompagnata da solenni proclami rivoluzionari, ma entra in casa interrompendo una giornata qualsiasi.

Il confronto fra le due donne diventa progressivamente il vero centro dello spettacolo. La moglie del primo ministro può permettersi uno sguardo progressista sul mondo, ma appartiene contemporaneamente a quella parte della società che dal sistema trae maggiori vantaggi. La governante conosce invece il debito e la precarietà da una prospettiva concreta. Il loro dialogo mostra così quanto sia semplice desiderare una società più equa in linea teorica e quanto diventi più complicato farlo quando l’uguaglianza impone di mettere in discussione ciò che abbiamo conquistato o ereditato.

Antonella Attili restituisce con grande naturalezza questa contraddizione, evitando di ridurre il personaggio a una semplice caricatura della ricchezza. La sua è una donna sinceramente convinta di possedere una coscienza sociale, almeno fino a quando quella coscienza non entra in conflitto con il proprio privilegio. Ania Rizzi Bogdan le contrappone una figura più concreta, disillusa e istintivamente legata alle conseguenze materiali delle scelte. Fra loro si muove Giancarlo Commare, efficace nel trasformare quello che inizialmente appare come un inquietante sequestratore in una presenza stralunata e quasi messianica. Il buon equilibrio fra i tre attori permette allo spettacolo di sostenere il passaggio continuo dalla minaccia alla comicità senza perdere coerenza.

La regia di Ricci asseconda questa oscillazione e utilizza il paradosso per rendere accessibili temi che avrebbero potuto facilmente trasformare la rappresentazione in una lezione di economia politica. È soprattutto quando lascia parlare le situazioni e le contraddizioni dei personaggi che “Bandiera” funziona meglio. Qualche passaggio appare invece più esplicativo e l’idea dell’azzeramento dei debiti viene inevitabilmente affrontata con la semplificazione richiesta da una favola teatrale, più che con la pretesa di offrire una reale teoria economica alternativa.

Ma probabilmente non è questo ciò che interessa davvero a Franchi e Ricci. Il “giubileo” evocato nello spettacolo è soprattutto uno strumento per porre un’altra domanda: che cosa accadrebbe se ci venisse davvero offerta la possibilità di ricominciare? E soprattutto, saremmo capaci di accettarla se il cambiamento richiedesse una rinuncia personale?

Dietro l’apparenza di una commedia surreale, “Bandiera” finisce così per raccontare un problema estremamente concreto. Non tanto l’impossibilità di immaginare un mondo diverso, quanto la difficoltà di trovare un accordo fra persone che quel mondo lo abitano da posizioni troppo lontane. Si sorride spesso, ma è un sorriso che lascia spazio a una certa amarezza. Perché forse l’ostacolo più grande all’utopia non è la mancanza di alternative, ma la nostra capacità di desiderarle soltanto fino al momento in cui a cambiare devono essere gli altri.

www.teatro.perinsala.it02 agosto 2026

[…] Al Teatro della Misericordia di Sansepolcro a Kilowatt Festival, assistiamo aBandiera, il primo studio dell’ultima produzione di Capotrave con la drammaturgia di Lucia Franchi e Luca Ricci (che ne cura anche la regia). 

Sullo sfondo del palco appaiono le ceneri, future, del capitalismo – che, attualmente, ricoprono Paesi e civiltà a causa del suo dominio sul nostro mondo. L’accaparramento e l’accumulo delle ricchezze alla base di tale ideologia si sono dilatati, nel tempo, ingoiando territori sempre più vasti. 

L’idea, un po’ catto-comunista (visto il rimando al Giubileo), è intrigante: la fine della proprietà privata attraverso l’azzeramento dei debiti. Una soluzione interessante sebbene semplicistica dal punto di vista economico. In passato è stata applicata con parsimonia da alcuni sovrani e, in tempi più recenti, per alcuni Paesi africani poveri dalla Russia. In Argentina, con Nestor Kirchner, si è ridotto il debito pubblico con l’FMI in modo da renderlo più sostenibile per il Paese. Altri esempi potrebbero seguire. Ma tornando all’atto unico, è messo in risalto anche il presunto comportamento (in questo caso rappresentato dalla moglie del politico) della cosiddetta sinistra attuale quando arriva sugli scranni del potere. Da quella posizione privilegiata nasce, nel personaggio, la curiosità di conoscere il contenuto di una scatola che, simbolicamente, conterrebbe questa proposta con tutte le conseguenze che ne deriverebbero – sarebbe un vaso di Pandora o finalmente l’opportunità di riscatto per i Paesi del Sud del mondo? 

Una messinscena caratterizzata da una gestualità forse eccessiva al pari dell’uso della motosega – interessante, al contrario, nell’incipit perché legata anche a personaggi reali (si legga Javier Milei), giunti alla ribalta come anarco-liberisti e che stanno facendo ricadere sui propri popoli le tragiche conseguenze di scelte liberiste scellerate. Un intreccio tra quasi reale e finzione che rivela pulsioni spesso nascoste. L’ira finale della moglie del politico unita al suo senso di straniamento potrebbe essere la conclusione perfetta, metafora di quel partito nato dai calcoli sbagliati di Togliatti e ormai indistinguibile dalla destra.[…]

www.rumorscena.com, 01 agosto 2026

Tocco leggero a tradurre profondità di pensiero connota Bandiera, lo spettacolo presentato da Lucia Franchi e Luca Ricci come studio, ma già ben strutturato nella forma e nei contenuti. Surreale la trama: un maldestro emissario di un’entità misteriosa extraterrestre fa irruzione nella villa del primo ministro di un paese indefinito e sembra minacciare la vita della padrona di casa e della colf lettone. Il progetto di cui è portavoce è in realtà quello di realizzare un giubileo che cancelli tutti i debiti di persone e paesi poveri. Un piano ambizioso che presto si infrange sull’incapacità delle due donne di trovare un accordo autentico tra le loro opposte visioni del mondo legate alla rispettiva posizione sociale. L’ironia lieve e l’amaro umorismo del testo sono resi con perizia attoriale da Antonella Attili, la moglie del primo ministro, dal brillante Giancarlo Commare e dalla convincente Ania Rizzi Bogdan che interpretano con efficacia lo sguardo disincantato degli autori sulle utopie sociali e l’incapacità degli esseri umani di lavorare insieme per il bene comune.

Il Manifesto, 01 agosto 2026

[…]Dopo una decina d’anni di assenza, in questa XXIV edizione di Kilowatt Festival a Sansepolcro, la coppia Franchi-Ricci è tornata a mostrare, ancora in forma di studio ma completato, il loro nuovo spettacolo,Bandiera(debutterà a Fabbrica Europa, il 10 ottobre), quasi un thriller giocato sui ritmi del comico e ispirato alle tesi dell’antropologo David Graeber, che un terzetto già coeso, guidato da Antonella Attili, restituisce con convinzione.

Il dialogo quotidiano costruisce un’allegoria su una possibile altra via, alternativa al capitalismo e attuabile con un Giubileo Comunista, che porta alla remissione dei debiti. «Un’ipotesi da favola che dobbiamo immaginare prima di praticare», dicono Franchi e Ricci. […]

www.huffingtonpost.it, 30 luglio 2026

[…] Il nuovo lavoro dei direttori di Kilowatt, Franchi e Ricci, “Bandiera”, presentato in forma di studio, usa stilemi di drammaturgia di genere (una commedia noir, pseudo criminale, distopico-utopica, con sfumature di paradossi, tra Blues Brothers e Tarantino) in cui un “angelo della storia” in total-black irrompe come un killer molto goffo nella villa della moglie del presidente del consiglio, per innescare tramite lei “una rivoluzione comunista” dice alla padrona di casa e alla sua colf lettone. L’avvio un po’ troppo macchinoso, poi quando l’angelo si rivela, si comincia a ridere, e la domestica russa e la moglie del premier dovranno decidere le sorti del mondo aprendo o non aprendo una scatola misteriosa. Ben affiatati i tre interpreti ( Antonella Attili, Giancarlo Commare, Ania Rizzi Bogdan) che tengono alto il ritmo […]

www.sipario.it, 29 luglio 2026

Il cibo è al centro di Bandiera di Lucia Franchi e Luca Ricci. Una ricca signora, moglie del primo ministro, e la sua colf lettone stanno preparando la peperonata «Bandiera», così chiamata perché ricorda il tricolore. La colf ama i film horror, è oppressa dai debiti e sogna una vita di benessere; la signora quel benessere lo ha raggiunto e lo difende con i denti, pur nascondendosi dietro un progressismo che si rivelerà soltanto di facciata. A un certo punto uno strano figuro armato di motosega irrompe nella cucina. Minaccia le due donne, ma il suo compito è un altro: incoraggiare una possibile rivoluzione, un nuovo ordine economico, il giubileo comunista, un’utopia destinata però a essere disattesa. Bandiera indica l’urgenza di un cambiamento di sistema, ma lo fa con una narrazione leggera e ironica che conquista il pubblico, diverte e instilla qualche dubbio sul senso della giustizia e sul potere del capitalismo. Tutto ciò è restituito con divertita credibilità da Antonella Attili, Giancarlo Commare e Ania Rizzi Bogdan, accolti da calorosi applausi.

www.flaminioboni.it, 28 luglio 2026

Rivelazione di questa tre giorni di Kilowatt Festival è Bandiera, il nuovo lavoro di Lucia Franchi e Luca Ricci.

Presentato come uno studio, Bandiera rivela una solidità drammaturgica, una complessità creativa e costruttiva importante, ma già ampiamente risolta e un’interpretazione coinvolgente da poter essere già considerato uno spettacolo a tutti gli effetti.

Bandiera affronta i temi del capitalismo e del comunismo ipotizzando un giubileo che azzeri i debiti di ognuno come avveniva a volte in Mesopotamia e Egitto.

Motosega alla mano, un giovane uomo irrompe nella casa del Primo Ministro sequestrandone la moglie e la governante lettone.

Alle due donne, che si trovano in posizioni sociali e ideologiche completamente opposte, viene proposto un giubileo per la salvezza dell’intero genere umano.

Il giubileo prevederebbe l’annullamento di tutti i debiti, ma per far questo le due donne dovrebbero trovare un accordo reale e profondo.

Mentre sul fuoco cuoce una una peperonata, si parla di macro-economia, di come il vantaggio dei più ricchi poggi sullo sfruttamento dei poveri, di come un mondo senza debiti sarebbe un disastro per l’economia capitalistica contemporanea per la quale le differenze sono fondamentali.

A dare corpo e voce ai protagonisti di questo lavoro, la straordinaria Antonella Attili, attrice di grande carisma; il poliedrico Giancarlo Commare, che qui dà ulteriore prova della sua capacità di essere sempre diverso e sempre convincente; la bravissima Ania Rizzi Bogdan.